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Comunque la si rigiri, anche a suon di regolamenti, l’uomo da battere in Italia resta Paolo Andreucci. Probabilmente già il San Marino dirà una parola definitiva sul 2017. Ma intanto il bilancio dell’Intoccabile parla di cinque vittorie di tappa, che diventano virtualmente sette (tutte tranne le due sullo sterrato di Cingoli) se si pensa al Ciocco T2 dominato ma perso per rottura meccanica ed allo scampolo di Targ Florio. Standard tutt’altro che insolito a guardare anche più sotto nelle cose italiane. Nel Tricolore Wrc Stefano Albertini sta spopolando con un tre su tre che sembra già un verdetto. Nel IRCup Luca Rossetti sinora ha fatto il marziano inarrivabile. In Piemonte difficile che Gino perda (già tre le vittorie stagionali) e pure Marcoccia – anche cambiando auto – in Centro Italia. Senza parlare poi dei vincitori di gara seriali come Senigagliesi al Val di Cecina.

Viceversa nel mondiale nelle prime sette gare si sono avuti cinque vincitori diversi (2 vittorie per Ogier e Neuville una ciascuna per Meeke, Latvala e Tanak) con tutte e quattro le marche (Citroen, Ford, Hyundai, Toyota) a segno. Nell’europeo siamo a 4 vincitori in altrettante gare (Magalhaes, Lukyanuk, Kajetanowicz e Al‐Attyiah). Nello stesso Ter le prime due gare sono state un saggio di una realtà lontana dall’essere scontata se un (tanto) ex enfant prodige come il belga Bernd Casier riesce a spuntarla (in occasione di Ypres) su un campione in servizio permanente effettivo come Giandomenico Basso, sulla carta un gradino più in alto se non altro per conclamato talento.

Il fatto è che fra l’Italia (e in generale fra i campionati nazionali) e le serie internazionali corre un bel salto: quello dei test. Nel mondiale li fanno tutti ed i top team hanno oggi risorse simili (negli scorsi anni la Vw ne aveva più degli altri): un elemento di equilibrio in più unito al rispetto delle ricognizioni limitate. Nell’europeo e nel Ter di test ne fanno pochi tutti, ed è un equilibrio di tipo diverso ma sempre un equilibrio: così il rendimento dei piloti cambia di gara in gara ed inevitabilmente nei rally in patria si parte con il vantaggio dell’abitudine. Dalle nostre parti è l’abitudine ad imperare. Quindi chi ha più esperienza è avvantaggiato e l’esasperazione dello straconosciuto rende più difficile modificare le gerarchie nei risultati, altrimenti non si spiega – ed è solo uno dei tanti possibili esempi ‐ come un campione d’Italia Junior come Testa stia faticando avendo a che fare con auto e campionato per lui nuovi. E, fateci caso, lo stesso accade nei monomarca – teoricamente il top della parità di vettura ‐ dove i protagonisti/vincitori seriali sono maggioranza rispetto a chi riesce ad imporsi al primo tentativo. Con anche una conseguenza solo apparentemente assurda: solo chi può fare test come gli ufficiali o chi fa tante ricognizioni da consumar le strade è in grado di limare qualcosa in più. Ma, nel secondo caso, difficilmente potrà affermarsi fuori dai confini.

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