
Pur
considerevole, il numero deve essere sembrato inadeguato. E allora, da
nove che erano, i componenti della Sottocommissione Rally Csai sono diventati dodici: ai
confermati Riccardo Ceci, Pucci Grossi, Valter Bizzotto, Luigi
Brunetta, Ninni Russo, Pier Lorenzo Zanchi, Raimondo Ursitti, Carlo
Cassina e Luciano Tede schini, sono stati aggiunti Carlo Lastrucci, Lia
Perilli ed Ermanno Gagliolo.
Non è un “governo tecnico”, ma una
per l’altra, quelle che Angelo Sticchi Damiani, appena prima di
insediarsi al vertice dell’Automobile Club d’Italia, ha gratificato di
un ruolo poco o tanto prestigioso sono persone degne. Una
per l’altra hanno maturato un’esperienza specifica sufficiente a
giustificarne la presenza in un consesso chiamato a suggerire i rimedi
necessari a rilanciare una specialità che non ha saputo – o voluto –
sfruttare gli anni delle vacche grasse e ora si trova sotto assedio. Una per l’altra hanno voglia di
proporre, di fare. Che riescano a tradurre in atti
concreti i loro propositi, è tutta un’altra storia: la via che porta
all’inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. E i precedenti
non incitano all’ottimismo. Troppi, nel tempo, hanno finito con
l’arrendersi: sopraffatti da un sistema basato sulla difesa a oltranza di piccoli o grandi privilegi, qualcuno s’è chiamato fuori e chi è
rimasto dentro s’è adeguato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e
a questo punto, con la crisi che morde i garretti, non serve nemmeno
star qui a ricordare le tante, troppe malefatte di chi ha seguito sempre e solo un’ottica
clientelare.
E’ il
momento di agire, è il momento di mettere mano a quelle riforme che tutte, ma
proprio tutte, le persone di buonsenso sanno non essere più
procrastinabili. Per dire, la riduzione, drastica, del
numero delle gare a calendario e la ristrutturazione dei campionati. La
medicina necessaria a rilanciare il movimento può anche essere amara,
ma qualcuno dovrà pur sobbarcarsi l’onere di imporla. La speranza è che
lo facciano i dodici sottocommissari di fresca nomina. |